martedì 21 gennaio 2014

L’organo della Chiesa della Confraternita di Santa Croce detta dei “Battuti”

Il prezioso strumento della Chiesa della Confraternita di Santa Croce di Caselle Torinese (TO), restaurato di recente dai bravi organari Dell’Orto & Lanzini di Dormelletto (NO) per la parte strumentale e dalle belle e brave restauratrici Paola Ponzetto e Gabriella Zordan dello Studio Malachite di Orio Canavese (TO), per quanto riguarda la cassa dell’organo e la cantoria, venne costruito verosimilmente negli anni 1755/1756 dai Regi Organari Fratelli Giovanni Battista (Asti 1716 – Torino 1791 ca.) e Francesco Maria Concone (Asti 1713 – Torino 1795) di Asti residenti in Torino, i quali reclamarono verso la Confraternita le ultime rate dei pagamenti il 4 dicembre 1763.

L’organista era Felice Garetto, il quale potè suonare l’organo già l’8 dicembre 1756. Ad esso venne poi affidato il compito di provvedere alle riparazioni dell’organo, che vennero per lo più sempre eseguite dai Concone fino alla fine del Settecento.
Le canne di prospetto sono distribuite in tre campate, in cuspidi di 5, 9 5 canne rispettivamente; la canna centrale della campata centrale corrisponde alla nota Sol1 di 5’1/3.
Lo strumento era composto dei seguenti registri, comandati da manette curvilinee “a biscotto”, fulcrate alla cassa:
Principale 8’ (le prime 4 canne Do1,Re1,Mi1,Fa1 di legno)
Ottava 4’
Decimaquinta 2’
Decimanona 1’1/3
Vigesimaseconda 1’
Vigesimasesta 2/3
Vigesimanona ½
Flauto in Ottava 4’
Cornetto (3 file Soprani dal Re 3 centrale con fila in XII 2’2/3, fila in XV 2’, fila in XVII 1’3/5)
Voce Umana 8’ (Soprani dal Re 3 centrale battente con il Principale 8’).
Tremolo (registro meccanico accessorio)
Nel 1772 viene richiesta al Concone la riparazione dell’organo e l’aumento di registri, quali il registro ad ancia Violoncello 8’, il registro di legno di basseria Contrabasso (forse un Basso di 8’ che veniva denominato Bastardone), ed il registro accessorio Tamburo (formato da due canne di legno che suonano assieme, provocando i battimenti veloci che imitano il rullio del tamburo). Tale aumento non venne eseguito perché costoso.
Nel 1799, a seguito dell’incendio della chiesa provocato dalle truppe francesi che alloggiavano nella chiesa, furono liquefatte le canne di facciata in stagno. Ed altre interne. L’organaro che rifece le canne di prospetto e quelle interne danneggiate fu nel 1802 Giuseppe Maria Velatta di Moglie di Cellio in Valsesia 1770-1830, (che fece un intervento di riparazione nel 1806 all’organino processionale seicentesco dell’Oratorio del Santo Sepolcro del Sacro Monte di Varallo) e parente di una dinastia di diversi organari Velatta della Valsesia, membro della Parrocchia di Cellio in Valsesia. Durante l’Ottocento vennero aggiunte le 4 canne di legno facenti suonare i primi 4 diesis della prima ottava del pedale, e venne rifatto il pedale sempre a leggio. Tale aggiunta venne poi privata del relativo somiere. Poiché tale aggiunta non era coerente con lo strumento barocco, tale aggiunta recenziore non è stata mantenuta nel restauro, come pure la pedaliera a leggio con tasti lunghi con prima ottava cromatica. La pedaliera è stata rifatta in noce sempre a leggio, ma con tasti corti con tipologia conconiana, con 14 tasti con prima ottava in sesta o scavezza o corta, ambito Do1- Fa2, avente in sostanza la funzione di tiratasti.
La tastiera è invece quella originale di 47 tasti, “uso cembalo”, con tasti diatonici placcati in ebano ed i cromatici placcati con piastrina di osso, ambito Do1-Re5, con prima ottava scavezza.
I frontalini dei tasti diatonici sono trilobati, e dorati, tipologia perfettamente conconiana, come pure è conconiana la tipologia barocca dei modiglioni laterali della tastiera e la relativa cornice.
L’uso della tastiera “uso cembalo” negli organi venne già impiegata dal grande maestro degli organari Concone, ossia dal torinese Giuseppe Calandra (1668-1748). Ad esempio nell’antico organo della basilica di Superga egli nel 1732/1735 impiegò per lo stesso organo due tastiere, quella principale in ebano, quella secondaria in bosso. L’uso della tastiera placcata in nero è testimoniata a Torino dal cembalaro Abel del quale è conservata una spinetta della fine del Seicento nella Galleria degli strumenti del Conservatorio di Torino, fatta restaurare dall’allora Direttore del Conservatorio Prof. Luciano Fornero, Presidente della Commissione per la Tutela degli Organi Antichi del Piemonte.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1945,  furono rubate quasi tutte le canne. Negli anni ’60 alcune canne interne di ripieno, che erano finite all’interno dello strumento vennero riutilizzate per la costruzione dell’organo della Parrocchia di Santa Maria e San Giovanni di Caselle.
Altre canne sono state ritrovate all’interno della cassa dell’organo di Santa Croce. In tutto le 17  canne sono state censite, rimesse in forma, restaurate e conservate in un locale attiguo alla cantoria, e sono state completamente misurate per la ricostruzione delle canne nuove dell’organo, completamente in stagno ad alta percentuale, ossia una lega di prevalenza di stagno ed una minima parte di piombo.
Il somiere è a tiro. La trasmissione è meccanica sospesa. La manticeria è costituita da 3 mantici a cuneo. L’azionamento manuale dei mantici è a corde, che provocano l’innalzamento dei mantici tramite pulegge e carrucole messe in movimento da corde annodate ad occhielli di ferro piantati sui costoni dei mantici. Lo strumento è stato dotato comunque anche di apposito ed adeguato elettroventilatore e di luce per la tastiera.
Per quanto riguarda la parte fonica lignea, sono state ricostruite le 4 canne del Principale 8’ Do1 8’ - Re1 7’1/9 - Mi1 6’2/5 - Fa1 6’, poiché il registro procede successivamente in facciata dal Sol1 di
5’ 1/3. Tali canne lignee sono le uniche canne che acusticamente danno la parvenza di appartenere ad un registro di basseria, e quindi quando l’organista suona tali canne al manuale e contemporaneamente al pedale, si ha l’impressione che suonino canne di un registro di pedale, con un ottimo effetto sonoro, anche se limitato alle note Do, Re, Mi, Fa.
Per quanto riguarda la ricostruzione di tutte le canne metalliche ad alta percentuale di stagno ed una piccola percentuale di piombo, l’organologo ed Organista Ing. Silvio Sorrentino, dopo una attenta serie di misurazioni di tutti i parametri e di tutte le caratteristiche tipologiche delle canne dei diversi registri, Principale, Ottava, Decimaquinta, Decimanona, Vigesimaseconda, Vigesimasesta, Vigesimanona, Voce Umana, Flauto in Ottava, Cornetto Soprani, ha riscontrato una costanza di misure su molti organi settecenteschi relative ai diametri dei corpi delle canne, con costante addizionale costantemente impiegata in tutta la seconda metà del Settecento, al rapporto larghezza/altezza della bocca sia delle canne di ripieno, sia delle canne del flauto, al rapporto larghezza bocca e diametro del corpo della canna, ecc. Tali studi saranno oggetto di una futura pubblicazione sui Concone da parte dell’Ing. Silvio Sorrentino.
Il temperamento usato dagli organari restauratori Carlo Dell’Orto e Massimo Lanzini di Dormelletto (NO) per l’organo di Caselle è innanzitutto inequabile, e appartenente alla famiglia dei temperamenti Mesotonici, ossia del Tono Medio, ed in particolare quello di Caselle è a Sesto di comma sintonico, vale a dire un temperamento più morbido rispetto a quelli più antichi usati dagli organari italiani, vale a dire il Quarto di Comma, il Quinto di Comma, ecc.  Tale temperamento veniva usato dai Fratelli Concone per tutta la seconda metà del Settecento, e rispetto ad altre famiglie di organari, quali ad esempio i famosi Fratelli Serassi di Bergamo (organari dal 1720 circa, che sono considerati gli organari più importanti nell’Ottocento italiano), i quali usavano ancora all’inizio dell’Ottocento (fino al 1816 circa) il temperamento mesotonico a quarti di comma, temperamento usato in Italia dall’inizio del Cinquecento, i Concone erano  invece più moderni su alcuni aspetti organari, sia perché già dal 1771 circa iniziarono ad adottare la prima ottava cromatica in sostituzione di quella corta, detta in sesta, (mentre i Serassi usarono la prima ottava cromatica solo dal 1790 circa, proprio rifacendo in quell’anno l’organo della Cattedrale di Ivrea che era stato costruito nel 1774 dai Concone con prima ottava cromatica, e tastiera di 53 tasti Do1-Mi5), sia perché in campo musicale sperimentavano i vari temperamenti inequabili mesotonici, all’inizio quello a quarti di comma, poi già a partire dagli anni ’50 del Settecento quelli più moderni quali il temperamento mesotonico a quinti di comma, quello del tono medio a sesti di comma, ed il temperamento Vallotti e varianti dello stesso, senza tuttavia arrivare al temperamento equabile adottato dai Serassi già a partire dal 1835, quando tuttavia la dinastia dei Concone (in quegli anni rappresentata da Luigi Concone, morto nel 1845/47 e figlio di Gioacchino Concone 1754-1825, figlio quest’ultimo di Francesco Maria Concone 1713-1795 e nipote di Giovanni Battista Concone 1716-1791) era in decadenza.
L’organo Concone di Caselle, dopo il meticoloso restauro delle parti superstiti e la ricostruzione delle varie parti mancanti, fra le quali tutta la parte fonica, assume un’importanza notevole, in quanto, si è risaliti in tali operazioni all’aspetto originale che poteva avere lo strumento all’atto del termine della costruzione dello strumento negli anni 1755, 1756, ultimato nei pagamenti nel 1763.
Pertanto, tutti gli aspetti che modificarono negativamente lo strumento successivamente, fra i quali la modifica della prima ottava della tastiera e della pedaliera, non essendo stati eseguiti da ditte organarie di un certo valore, ma da organari minori più che altro “pasticcioni”, tali varianti, essendo lo strumento totalmente da ricostruire nelle sue parti importanti, non sono state considerate da mantenere.


 Arch. Nicola Antonio de Liso
(Responsabile degli organi antichi per la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici del Piemonte)