giovedì 12 giugno 2014

Statua del Cristo Portacroce

Misure: Altezza cm. 127
Larghezza cm 40
Lunghezza cm 70

Legno ( fico?) Intagliato, stuccato e colorato.
Secondo una leggenda raccolta tra alcuni Casellesi autoctoni, la statua del CRISTO PORTACROCE fu scolpita dal parroco di Caselle don MONTABONE (nato il 1841 e morto nel 1894. parroco a Caselle dal 1877 al 1894. Fu nominato parroco a 36 anni).
Pare che don Montabone, il prete artista fu ispirato osservando un albero di fico dal tronco contorto. Forma che gli suggerì, appunto, la figura del Cristo dei Battuti.
Al di là della veridicità di questa ipotesi non c'è dubbio che l'innaturale piegatura del corpo suggerisce che l'autore valorizzi una forma preesistente.
C’è dell’altro. Nel libro di maneggio della Confraternita, nell'inventario dei beni datato 1728, durante il priorato di CLAUDIO VALLETTI, troviamo scritto: “Una statua di Nostro Signore con sua croce con vernice rossa / tavolazzo, barre, forchette per portarla il giovedì Santo in processione”.

In effetti sotto il basamento della statua c’è fissata una staffa di ferro con al centro un foro con una rudimentale filettatura, che evidentemente serviva per bloccare il manufatto ad un supporto.
Attualmente ai Battuti è presente una base processionale (tavolazzo) con relativi fori di forma quadra per le barre e forature sul piano di appoggio per fissare una statua. Questi fori presenti sulla base sono incompatibili con la staffa della statua.
Se la base presente attualmente ai Battuti è quella che veniva utilizzata nelle processioni, sicuramente c’era una ulteriore staffa di adattamento che è andata persa.
Al di là di queste ipotesi l'unica tesi che è suffragata da documentazione storica è, ovviamente, quella riportata nell'inventario.
Ad un’attenta analisi stilistica ed iconografica la qualità del modellato del volto, mani e piedi denunciano abilità tecniche e realizzative che difficilmente si trovano in un dilettante, per quando bravo esso sia. Si notino a questo proposto il dettaglio dei denti, le vene dei piedi e mani ma soprattutto il notevole patos espressivo del volto. Nonostante sia emaciato e affaticato è sereno, vivo come quello di chi è consapevole del compito che l'aspetta.
Tuttavia questa è un’opera molto bella. La figura di Cristo piegata sotto il peso della Croce e stremata dalla fatica della salita al GOLGOTA, più che indurre ad una sorta di struggimento ci fa partecipi ad una COM-PASSIONE delle sofferenze dell' UOMO della CROCE.
Questa schiena oltre che dalla Croce è piegata dal mondo. Dalla pesantezza dell'ingiustizia ed egoismi imperanti. Ci trasmette non solo la sofferenza fisica ma il travaglio della società.
La mano aperta pare quella di chi chiede aiuto. L’uomo è necessario a Cristo.
L’intensità espressiva del Volto ci dice che lo scultore non si limitò a fare sfoggio della sua bravura, partecipò emotivamente.
 La nicchia che ospita la statua è situata sull'altare della confraternita di Santa Croce.