Organo

Si tratta di uno strumento costruito nel 1763 da Francesco Maria e Giovanni Battista Concone, collocato in controfacciata, dotato di una sola tastiera "a finestra" con 47 tasti, prima ottava corta e una pedaliera (ricostruita), permanentemente unita alla tastiera, con 14 pedali e prima ottava corta.







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Il prezioso strumento della Chiesa della Confraternita di Santa Croce di Caselle Torinese (TO), restaurato di recente dai bravi organari Dell’Orto & Lanzini di Dormelletto (NO) per la parte strumentale e dalle belle e brave restauratrici Paola Ponzetto e Gabriella Zordan dello Studio Malachite di Orio Canavese (TO), per quanto riguarda la cassa dell’organo e la cantoria, venne costruito verosimilmente negli anni 1755/1756 dai Regi Organari Fratelli Giovanni Battista (Asti 1716 – Torino 1791 ca.) e Francesco Maria Concone (Asti 1713 – Torino 1795) di Asti residenti in Torino, i quali reclamarono verso la Confraternita le ultime rate dei pagamenti il 4 dicembre 1763.
L’organista era Felice Garetto, il quale potè suonare l’organo già l’8 dicembre 1756. Ad esso venne poi affidato il compito di provvedere alle riparazioni dell’organo, che vennero per lo più sempre eseguite dai Concone fino alla fine del Settecento.
Le canne di prospetto sono distribuite in tre campate, in cuspidi di 5, 9 5 canne rispettivamente; la canna centrale della campata centrale corrisponde alla nota Sol1 di 5’1/3.
Lo strumento era composto dei seguenti registri, comandati da manette curvilinee “a biscotto”, fulcrate alla cassa:
Principale 8’ (le prime 4 canne Do1,Re1,Mi1,Fa1 di legno)
Ottava 4’
Decimaquinta 2’
Decimanona 1’1/3
Vigesimaseconda 1’
Vigesimasesta 2/3
Vigesimanona ½
Flauto in Ottava 4’
Cornetto (3 file Soprani dal Re 3 centrale con fila in XII 2’2/3, fila in XV 2’, fila in XVII 1’3/5)
Voce Umana 8’ (Soprani dal Re 3 centrale battente con il Principale 8’).
Tremolo (registro meccanico accessorio)
Nel 1772 viene richiesta al Concone la riparazione dell’organo e l’aumento di registri, quali il registro ad ancia Violoncello 8’, il registro di legno di basseria Contrabasso (forse un Basso di 8’ che veniva denominato Bastardone), ed il registro accessorio Tamburo (formato da due canne di legno che suonano assieme, provocando i battimenti veloci che imitano il rullio del tamburo). Tale aumento non venne eseguito perché costoso.
Nel 1799, a seguito dell’incendio della chiesa provocato dalle truppe francesi che alloggiavano nella chiesa, furono liquefatte le canne di facciata in stagno. Ed altre interne. L’organaro che rifece le canne di prospetto e quelle interne danneggiate fu nel 1802 Giuseppe Maria Velatta di Moglie di Cellio in Valsesia 1770-1830, (che fece un intervento di riparazione nel 1806 all’organino processionale seicentesco dell’Oratorio del Santo Sepolcro del Sacro Monte di Varallo) e parente di una dinastia di diversi organari Velatta della Valsesia, membro della Parrocchia di Cellio in Valsesia. Durante l’Ottocento vennero aggiunte le 4 canne di legno facenti suonare i primi 4 diesis della prima ottava del pedale, e venne rifatto il pedale sempre a leggio. Tale aggiunta venne poi privata del relativo somiere. Poiché tale aggiunta non era coerente con lo strumento barocco, tale aggiunta recenziore non è stata mantenuta nel restauro, come pure la pedaliera a leggio con tasti lunghi con prima ottava cromatica. La pedaliera è stata rifatta in noce sempre a leggio, ma con tasti corti con tipologia conconiana, con 14 tasti con prima ottava in sesta o scavezza o corta, ambito Do1- Fa2, avente in sostanza la funzione di tiratasti.
La tastiera è invece quella originale di 47 tasti, “uso cembalo”, con tasti diatonici placcati in ebano ed i cromatici placcati con piastrina di osso, ambito Do1-Re5, con prima ottava scavezza.
I frontalini dei tasti diatonici sono trilobati, e dorati, tipologia perfettamente conconiana, come pure è conconiana la tipologia barocca dei modiglioni laterali della tastiera e la relativa cornice.
L’uso della tastiera “uso cembalo” negli organi venne già impiegata dal grande maestro degli organari Concone, ossia dal torinese Giuseppe Calandra (1668-1748). Ad esempio nell’antico organo della basilica di Superga egli nel 1732/1735 impiegò per lo stesso organo due tastiere, quella principale in ebano, quella secondaria in bosso. L’uso della tastiera placcata in nero è testimoniata a Torino dal cembalaro Abel del quale è conservata una spinetta della fine del Seicento nella Galleria degli strumenti del Conservatorio di Torino, fatta restaurare dall’allora Direttore del Conservatorio Prof. Luciano Fornero, Presidente della Commissione per la Tutela degli Organi Antichi del Piemonte.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1945,  furono rubate quasi tutte le canne. Negli anni ’60 alcune canne interne di ripieno, che erano finite all’interno dello strumento vennero riutilizzate per la costruzione dell’organo della Parrocchia di Santa Maria e San Giovanni di Caselle.
Altre canne sono state ritrovate all’interno della cassa dell’organo di Santa Croce. In tutto le 17  canne sono state censite, rimesse in forma, restaurate e conservate in un locale attiguo alla cantoria, e sono state completamente misurate per la ricostruzione delle canne nuove dell’organo, completamente in stagno ad alta percentuale, ossia una lega di prevalenza di stagno ed una minima parte di piombo.
Il somiere è a tiro. La trasmissione è meccanica sospesa. La manticeria è costituita da 3 mantici a cuneo. L’azionamento manuale dei mantici è a corde, che provocano l’innalzamento dei mantici tramite pulegge e carrucole messe in movimento da corde annodate ad occhielli di ferro piantati sui costoni dei mantici. Lo strumento è stato dotato comunque anche di apposito ed adeguato elettroventilatore e di luce per la tastiera.
Per quanto riguarda la parte fonica lignea, sono state ricostruite le 4 canne del Principale 8’ Do1 8’ - Re1 7’1/9 - Mi1 6’2/5 - Fa1 6’, poiché il registro procede successivamente in facciata dal Sol1 di
5’ 1/3. Tali canne lignee sono le uniche canne che acusticamente danno la parvenza di appartenere ad un registro di basseria, e quindi quando l’organista suona tali canne al manuale e contemporaneamente al pedale, si ha l’impressione che suonino canne di un registro di pedale, con un ottimo effetto sonoro, anche se limitato alle note Do, Re, Mi, Fa.
Per quanto riguarda la ricostruzione di tutte le canne metalliche ad alta percentuale di stagno ed una piccola percentuale di piombo, l’organologo ed Organista Ing. Silvio Sorrentino, dopo una attenta serie di misurazioni di tutti i parametri e di tutte le caratteristiche tipologiche delle canne dei diversi registri, Principale, Ottava, Decimaquinta, Decimanona, Vigesimaseconda, Vigesimasesta, Vigesimanona, Voce Umana, Flauto in Ottava, Cornetto Soprani, ha riscontrato una costanza di misure su molti organi settecenteschi relative ai diametri dei corpi delle canne, con costante addizionale costantemente impiegata in tutta la seconda metà del Settecento, al rapporto larghezza/altezza della bocca sia delle canne di ripieno, sia delle canne del flauto, al rapporto larghezza bocca e diametro del corpo della canna, ecc. Tali studi saranno oggetto di una futura pubblicazione sui Concone da parte dell’Ing. Silvio Sorrentino.
Il temperamento usato dagli organari restauratori Carlo Dell’Orto e Massimo Lanzini di Dormelletto (NO) per l’organo di Caselle è innanzitutto inequabile, e appartenente alla famiglia dei temperamenti Mesotonici, ossia del Tono Medio, ed in particolare quello di Caselle è a Sesto di comma sintonico, vale a dire un temperamento più morbido rispetto a quelli più antichi usati dagli organari italiani, vale a dire il Quarto di Comma, il Quinto di Comma, ecc.  Tale temperamento veniva usato dai Fratelli Concone per tutta la seconda metà del Settecento, e rispetto ad altre famiglie di organari, quali ad esempio i famosi Fratelli Serassi di Bergamo (organari dal 1720 circa, che sono considerati gli organari più importanti nell’Ottocento italiano), i quali usavano ancora all’inizio dell’Ottocento (fino al 1816 circa) il temperamento mesotonico a quarti di comma, temperamento usato in Italia dall’inizio del Cinquecento, i Concone erano  invece più moderni su alcuni aspetti organari, sia perché già dal 1771 circa iniziarono ad adottare la prima ottava cromatica in sostituzione di quella corta, detta in sesta, (mentre i Serassi usarono la prima ottava cromatica solo dal 1790 circa, proprio rifacendo in quell’anno l’organo della Cattedrale di Ivrea che era stato costruito nel 1774 dai Concone con prima ottava cromatica, e tastiera di 53 tasti Do1-Mi5), sia perché in
campo musicale sperimentavano i vari temperamenti inequabili mesotonici, all’inizio quello a quarti di comma, poi già a partire dagli anni ’50 del Settecento quelli più moderni quali il temperamento mesotonico a quinti di comma, quello del tono medio a sesti di comma, ed il temperamento Vallotti e varianti dello stesso, senza tuttavia arrivare al temperamento equabile adottato dai Serassi già a partire dal 1835, quando tuttavia la dinastia dei Concone (in quegli anni rappresentata da Luigi Concone, morto nel 1845/47 e figlio di Gioacchino Concone 1754-1825, figlio quest’ultimo di Francesco Maria Concone 1713-1795 e nipote di Giovanni Battista Concone 1716-1791) era in decadenza.
L’organo Concone di Caselle, dopo il meticoloso restauro delle parti superstiti e la ricostruzione delle varie parti mancanti, fra le quali tutta la parte fonica, assume un’importanza notevole, in quanto, si è risaliti in tali operazioni all’aspetto originale che poteva avere lo strumento all’atto del termine della costruzione dello strumento negli anni 1755, 1756, ultimato nei pagamenti nel 1763.
Pertanto, tutti gli aspetti che modificarono negativamente lo strumento successivamente, fra i quali la modifica della prima ottava della tastiera e della pedaliera, non essendo stati eseguiti da ditte organarie di un certo valore, ma da organari minori più che altro “pasticcioni”, tali varianti, essendo lo strumento totalmente da ricostruire nelle sue parti importanti, non sono state considerate da mantenere.

 Arch. Nicola Antonio de Liso

(Responsabile degli organi antichi per la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici del Piemonte)

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Notizie storiche dell'organo dei Battuti di Caselle contenute nel libro di maneggio della Confraternita


4 maggio 1754  proposta di riparazioni al parapetto della cantoria e costruzione scala

19 gennaio1755 la confraternita affida al cons. Gian Maria D'Andrà di ordinare una cassa per l'organo “serviente per custodia e ornamento”

8 dicembre 1756  viene stabilito che l' organista Felice Garetto riceva 20 lire annue per suonare l'organo

4 dicembre 1763 il Concone chiede alla Confraternita che gli venga corrisposta la somma di lire 175 “ per la formazione di detto organo e sia cassa medesima”

26 gennaio 1766 l'organista Felice Garetto chiede che gli vengano pagate le somme pattuite per suonare l' organo fin dal 1756 ( l.180 lire)

6 gennaio 1772 incarico all' organista Garetto di far aggiustare e pulire l'organo

28 dicembre 1772 si da l' incarico al Concone di migliorare e riparare l'organo

6 giugno 1802 viene incaricato l' organista Giuseppe Maria Delle Moglie di riparare l'organo a seguito dell' incendio causato dalle truppe francesi nel 1799

23 luglio 1820 Pietro Ghio, organista della Chiesa delle Confraternita, chiede un aumento dello stipendio annuale da 20 a 24 lire per suonare l' organo.

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Un Lungo percorso 

Come siamo giunti al restauro dell'organo dei Battuti

Siamo a metà Giugno 2007. Alla porta della chiesa dei Battuti si presentano il dott. Franco Gualano, della soprintendenza ed  il dott. Nicola De Liso ( responsabile per gli organi antichi della  soprintendenza di Torino) per un’ispezione all'organo della Confraternita in stato di degrado e di abbandono da quasi 100 anni.
Gli esperti della soprintendenza erano stati invitati ad un sopralluogo da parte dei volontari dei Battuti i quali si interrogavano circa la possibilità di recupero, estetico e funzionale, dell’organo. Si trattava di aprire un confronto con le autorità competenti per capire qual’era lo stato reale dell’organo e le possibilità concrete che c’erano per avviare un recupero solamente di tipo estetico o se avremmo potuto ascoltare, dopo molti anni, il suono di questo notevole manufatto. Di una cosa eravamo certi, pur non essendo esperti di organi: la cassa d'organo, pur nello stato di degrado, appariva splendida. La finezza degli intagli denunciavano che si trattava di un’opera d’arte di notevole livello.
 Non appena il dott. De Liso vide la tastiera proruppe in un soddisfatto: “Ma questo è un Concone!” E ci spiegò il perché era certo di questo: i tasti della tastiera avevano un disegno ed una forma inconfondibile, tipica del Concone. Questa affermazione confermò quello che già sapevamo, infatti nel registro di maneggio della Confraternita avevamo trovato registrato nel verbale datato  Dicembre 1763 che si era presentato “... viene detta compagnia minacciata dal signor Concone per residuo prezzo dell'organo a beneficio di questa compagnia formato ascendente alla somma di lire centosettatacinque...”.
Non solo, il De Liso affermò che l'organo era recuperabile anche funzionalmente poiché erano presenti: la tastiera, i mantici a cuneo, il somiere, il crivello più alcune canne, leveraggi vari e tre canne di legno della basseria.
In una fase successiva, a distanza di qualche giorno, anche il prestigioso esperto d'organi l'ing.  Silvio Sorrentino effettuò una verifica confermando le valutazioni del dott. De Liso.
A seguito di quest’ispezione, in data 16 Agosto 2007, con una lettera la Soprintendenza per i Beni Culturali del Piemonte dichiarava che l'organo in oggetto, di cui venne ultimata la costruzione nel 1756 (in realtà la costruzione data qualche anno prima, perché a quella data già suonava) da parte degli organari i fratelli Giovanni Battista e Francesco Maria Concone di Asti, residenti a Torino, la splendida cassa d'organo, coeva in stile Rocaille e la relativa cantoria sono da considerarsi opera d’arte di notevole interesse storico artistico.
Un primo ed importante passo era stato fatto.
Il gruppo dei volontari dopo una serie di riunioni tese a valutare l'opportunità o meno di avviare un percorso che esplorasse la possibilità di ottenere le autorizzazioni necessarie al restauro completo dell'organo, decise di tentare l'impresa.
Il dott. De Liso da noi consultato ci fornì una serie di nominativi di restauratori di organi antichi. La scelta cadde, dopo aver raccolto una serie di opinioni di esperti, sulla bottega organaria Dell'Orto e Lanzini di Dormelletto (NO) esperti nel restauro di organi antichi e sopratutto dei Concone (questi restauratori hanno restaurato, tra l’altro,  anche il sontuoso organo di Feletto e costruito uno splendido organo nuovo per la chiesa della Madonna di Lourdes di Pinerolo).
Questa scelta si rivelò felice .
Più complessa si rivelò la ricerca per il restauro della cassa lignea e cantoria. Dopo una serie di riunioni tese a valutare diversi preventivi (Studio Rocca, Operarte, ecc) la scelta cadde sul laboratorio Operarte di Arash Meemar e Ponzio Gian Franco specializzati specificatamente nel restauro di manufatti lignei policromi.
In questa fase, a seguito dell'acquisizione dei preventivi ci rendemmo conto che l'impegno economico era elevato ma non proibitivo (circa 100.000 euro).
Ormai eravamo pronti per inviare alla Curia e Soprintendenza la richiesta di autorizzazioni al restauro.
Il 30 maggio 2008 consegnammo nelle mani di Don Cervellin, Responsabile dei Beni Culturali della Curia, la domanda.
Il 22 Agosto 2008, dalla Soprintendenza è arrivata l'autorizzazione al restauro datata 19 Agosto 2008, firmata dalla soprintendente dott.essa Carla Enrica Spantigati.
La prima fase del progetto teso al recupero dell'organo era conclusa.
Iniziava l'impegnativo lavoro di ricerca dei finanziamenti necessari ai restauri. Si decise di puntare prevalentemente sulle fondazioni, la ricerca presso le aziende locali, ad esclusione della Sagat, si rivelò infruttuosa.
Già a Settembre del 2008 viene presentata alla Fondazione della Compagnia San Paolo la domanda di ammissione al bando “Tesori Sacri 2008”. verso la fine dell'anno la San Paolo ci comunica  l’assegnazione di un contributo pari al 50% della richiesta e apprendiamo, con soddisfazione, che il nostro progetto si classificò ai primissimi posti della graduatoria per l'assegnazione dei fondi (il bando faceva riferimento alle regioni Piemonte e Liguria).
Ormai la braccia è aperta.
Nei giorni seguenti la Sagat ci comunica che anche l’azienda riconosce un importante contributo.
Questa decisione della Sagat è importante perché significa che anche un importante operatore quale l'aeroporto di Caselle, che opera nel territorio Casellese, partecipa a questo progetto.
Anche la Fondazione CRT, cui avevamo intanto inviato una richiesta di finanziamento partecipando ad un suo bando di tipo generale, ci assegna un significativo contributo.
Avevamo intanto inviato un’opportuna pratica alla Regione Piemonte per utilizzare le possibilità offerte dalla legge 58/78. La Regione ci riconosce un decisivo contributo che ci consente di completare l'ammontare complessivo delle risorse per avviare i lavori.
Avevamo commesso un errore, non avevamo considerato il costo dei ponteggi . A questo problema si ovvia con i risparmi realizzati grazie alla concessione da parte della Soprintendenza di applicare l'aliquota del 10% anziché il 20% (lettera del 10/06/2010).
I lavori possono iniziare.
C'è un imprevisto: il laboratorio Operarte ci comunica che cessa l'attività, una vera tegola in testa. Dietro consiglio del restauratore Arash di Operarte contattiamo la Signora Paola Ponzetto dello studio Malachite di Orio Canavese. Questi accettano la sostituzione di Operarte alle stesse condizioni. Bisogna rifare una serie di adempimenti burocratici necessari. Ci si da da fare.
La sostituzione di Operarte con Malachite si rivelò felicissima. Sia lo studio Malachite che la bottega dell’Orto e Lanzini si rivelano dei restauratori di elevato livello, con piena soddisfazione di tutti.
Intanto, l'architetto  Giancarlo Colombatto, da noi contattato, accetta il compito di direttore dei lavori. Il suo contributo sarà decisivo nella gestione del cantiere.
C'è da risolvere la grana dei ponteggi. Grazie ai buoni uffici dell'Ing. Vigna della ICEP contattiamo l'ing. Pederzoli per la progettazione del ponteggio e l'elaborazione del piano di sicurezza e la ditta Yassin di Montanaro per l'allestimento dello stesso, anche queste scelte si riveleranno azzeccate.
Il 18 Maggio 2010 Carlo Dell’Orto smonta l’organo per trasportarlo al laboratorio di Dormelletto per i necessari lavori di restauro e modifica. Intanto, viene completato il ponteggio e si provvede all’attivazione dei contributi concessi dalle fondazioni, Sagat e Regione Piemonte.
Alla fine del mese di giugno anche lo Studio Malachite avvia i lavori di restauro con prove preliminari di pulizia delle cromie della cassa a balconata.
Anche questa fase del restauro è iniziata
facciamo la conoscenza di Silvia e Mavi dello studio Malachite, due giovani restauratrici, che si rivelano bravissime e preparate.
Durante il restauro della cassa emerge un delicato problema: la stessa è inclinata in avanti di alcuni centimetri. Di concerto con la Soprintendenza, l'architetto Colombatto progetta speciali staffe per eliminare il gioco ed allineare la cassa al muro mettendola in posizione verticale (questa correzione è necessaria per il corretto funzionamento dell'organo). Le officine Barra si incaricano di realizzare e montare gratuitamente le staffe. Il tecnico Francesco diretto dal sig. Beppe Barra e dal direttore dei lavori fa sfoggio del suo virtuosismo di fabbro.
Il restauro della cassa rivelerà piacevoli sorprese. Emerge un cromatissimo, delicato e luminoso negli  azzurri e gialli, intriganti graffiti ottocenteschi ci sveleranno storie lontane che hanno visto protagonisti i soldati francesi. Di questo si parlerà in un ulteriore articolo.
Il 4 febbraio 2011 il restauro della cassa e balconata è concluso.
Nella primavera (Giugno) inizia il montaggio in loco dell'organo restaurato da parte dei raffinati tecnici di Dell'Orto e Lanzini. L'organo viene accordato. Durante questo periodo, grazie alla puntualità degli enti finanziatori vengono onorate le pendenze giustamente dovute.
Grazie alla collaborazione del dott. Pocorobba di Organalia della provincia di Torino si lavora,  parallelamente alle fasi di completamento dei restauri, all'organizzazione dell'inaugurazione che avviene il 12 ottobre 2011.
Alle ore 21 del Sabato 12 Ottobre, preceduto da una conferenza dell'ing. Sorrentino (uno dei maggiori esperti d'organi d'Italia) tenuta il giorno precedente, il maestro Luca Guglielmi dopo 100 anni, e quattro anni e mezzo di costante impegno, diffonde nell’aria le prime note del suo straordinario concerto. A questo primo appuntamento seguiranno i concerti del maestro Cavalli che accompagna la splendida soprana Silvana Silbano ed il basso Carlo De Bortoli.
 Il 28 Ottobre lo strepitoso Walter Savant Levet ci commuove con uno struggente concerto concludendo il ciclo inaugurale. L'organo di Caselle torna ad essere presente nella vita della città di Caselle.
Tutti i costi relativi al cantiere di recupero dell'organo sono stati acquisiti sfruttando appositi bandi, leggi e stanziamenti appositamente deliberati dai vari enti per finanziare il recupero e la valorizzazione dei beni storici artistici. Se non avessimo colto queste opportunità, quegli stessi fondi sarebbero stati assegnati ad altri enti per le stesse finalità.
Non un euro è stato sottratto alle politiche sociali e di sostegno alla persona.
Questo è un ulteriore motivo di soddisfazione.